Portobello Road Market London
Girovagando

Portobello, il vintage da scoprire e una cosa da non fare [FOTO]

Pubblicato il 7 Gennaio 2020 in Girovagando

Condividi questo post

 

Primavera 2015, uno dei migliori regali di compleanno in assoluto: quattro giorni a Londra. Tappa fondamentale il mitico mercato di Notting Hill. Preparo un programma fitto e serrato, dedicando al market l’ultima intera mattinata disponibile. Un venerdì grigio e piagnucoloso.

Arrivo su Portobello Road un po’ impreparata ma carica di entusiasmo e vengo accolta da piccoli banchi di antiquariato, modellismo e oggettistica. Gioielli, scatoline di latta, libricini antichi e ninnoli vari. Continuo a camminare tra banchi di fiori profumati, dolci e biscotti, frutta e verdura fresca. Lungo la strada è pieno di botteghe e negozietti che offrono di tutto, da mobili antichi a magliette vintage a due pound, da bicchieri artigianali in cristallo a borse e valigie in cuoio.

Tutto cambia superato il cavalcavia della Westway. Lì, sotto la copertura bianca, si respira finalmente quell’atmosfera retrò, fatta di colori, stoffe, abiti, pizzi e merletti. Ma non solo. Passo velocemente tra stand carichi di camicie scozzesi in flanella a morbidi vestiti anni 70, da giacche di pelle in tutte le tonalità possibili a una serie infinita di Dr. Martens, da voluminose pellicce a foulard, sciarpine e fazzoletti in seta, da eleganti abiti da sera a trench da uomo in tutte le taglie. Scegliere qualcosa da acquistare è davvero un’impresa.

Un piccolo mondo vintage dove perdersi e curiosare senza tregua. Un labirinto magico di stand in acciaio così alti e fitti da non farti vedere oltre. Un posto incredibile dove la moda è sospesa nel tempo, dove gli anni 60, 70, 80 e 90 sono attuali e contemporanei.

Prenderei tutto e riempirei l’intera stiva dell’aereo. Impossibile anche solo pensarlo! E allora non mi resta che fotografare quella meraviglia con il mio telefono. Timorosa e incerta come al solito comincio a farlo con discrezione. Ma evidentemente non ne ho usata abbastanza.

E da lì il dramma.

Un tizio, probabilmente un amico dell’espositore, inizia a parlarmi infastidito e sempre più alterato. Un pippone senza fine e soprattutto in un inglese abbastanza incomprensibile. Crescono i toni, l’avversione e il disappunto. E intanto io mortificata, piccola e paonazza ho pensato “adesso mi arrestano!”. Dopo quei minuti di panico, vissuti come fossi una ladra, ho ripreso coraggio, mi sono scusata dieci volte, ho finto di cancellare le foto e sono scappata. Sì, e molto in fretta.

Caro tizio spione, non so bene quale grave peccato io abbia commesso, e sebbene mi sia scusata più e più volte ecco qui la mia piccola gallery incriminata. Dopo quasi tre anni.

Quando Portobello Market chiama, Vintage di famiglia risponde. Sempre!